0 %

Google Ads: quanto budget serve
e quando conviene davvero

Bersaglio con anelli concentrici e puntatore

«Quanto devo mettere su Google Ads?» è la domanda sbagliata, ma è quella che fanno tutti, quindi partiamo da lì. La risposta non è una cifra: è un calcolo, e per farlo servono tre numeri che riguardano la tua attività, non la pubblicità.

Vediamo il calcolo, poi la parte che quasi nessuno ti dice: quando Google Ads non conviene e cosa fare invece. Se dopo questo articolo decidi di non farla, per noi è un buon risultato lo stesso.

Come funziona il conto, in due passaggi

Google Ads è un’asta. Paghi quando qualcuno clicca, e quanto paghi dipende da quanti altri stanno puntando sulla stessa ricerca. Non c’è un listino: c’è un mercato.

Il primo numero da conoscere non è il costo per clic. È quanto vale per te un cliente nuovo. Se un cliente medio ti lascia 1.500 euro e ne torna il 40%, quel cliente vale molto più di 1.500 euro. Se ti lascia 30 euro e non torna, la pubblicità a pagamento su quel prodotto probabilmente non sta in piedi.

Il secondo numero è quanti contatti ti servono per chiudere un lavoro. Se su dieci richieste ne concludi due, ogni cliente acquisito ti costa cinque contatti.

A quel punto il calcolo si fa da sé. Immaginiamo un’attività dove un cliente nuovo vale 800 euro e se ne chiude uno ogni cinque richieste. Puoi permetterti di spendere fino a 160 euro per richiesta e andare in pari; per guadagnarci, diciamo la metà. Se il tuo settore ha un costo per clic di due euro e una persona su venti che clicca ti scrive, una richiesta ti costa quaranta euro di pubblicità. Il conto funziona, e con margine.

Ripeti lo stesso ragionamento con un prodotto da trenta euro e vedrai subito che non torna. Non è una questione di bravura dell’agenzia: è aritmetica.

Che numeri girano davvero

Per darti un ordine di grandezza: le rilevazioni internazionali di WordStream sulle campagne di ricerca indicano per il 2025 un costo per clic medio intorno ai 5 dollari su tutti i settori, in crescita di circa il 13% sull’anno precedente, e un tasso di conversione medio del 7,5%. Le differenze fra settori sono enormi: dai circa 1,6 dollari di arte e intrattenimento e 2 dollari della ristorazione, agli oltre 8 dollari dei servizi legali.

Due avvertenze, perché questi numeri vengono usati male di continuo. La prima: sono dati prevalentemente statunitensi, e il mercato italiano — soprattutto su ricerche locali — costa in genere sensibilmente meno. La seconda: la media di tutti i settori non dice quasi nulla sul tuo. Serve guardare le tue parole chiave, nella tua zona, con lo strumento di pianificazione di Google. È gratuito e si fa in mezz’ora, ed è la prima cosa che facciamo prima di parlare di budget.

La soglia sotto la quale non ha senso partire

C’è un minimo tecnico, e non dipende da noi. Le campagne hanno bisogno di dati per capire a chi mostrarsi: se il budget produce tre clic al giorno, servono mesi per raccogliere abbastanza informazioni da ottimizzare qualcosa, e nel frattempo stai pagando.

Il modo pratico di ragionare è questo: stabilisci quante richieste al mese ti servirebbero per essere contento, moltiplica per quanto ti costa una richiesta secondo il conto di prima, e vedi se quella cifra ti sta bene. Se non ti sta bene, non ridurre il budget: riduci il campo. Meglio essere presenti su tre ricerche molto mirate in una provincia che su trenta ricerche generiche in tutta Italia.

Un errore che vediamo spesso: spalmare duecento euro al mese su tutto lo scibile, non ottenere niente, e concludere che «Google Ads non funziona». Non ha funzionato quella campagna, che è un’altra cosa.

Quando Google Ads conviene

Funziona bene quando ricorrono queste condizioni:

  • la domanda esiste già: le persone stanno cercando proprio quello che vendi, con parole precise. «Idraulico urgente Brescia» sì, «come si ripara un rubinetto» no;

  • il cliente vale abbastanza da giustificare qualche decina di euro di pubblicità per ottenere un contatto;

  • c’è una pagina di destinazione all’altezza: chi clicca deve trovare esattamente quello che cercava, con una sola azione chiara da fare;

  • qualcuno risponde: sembra ovvio, e invece è il punto in cui si perde più denaro. Una richiesta a cui si risponde dopo tre giorni è una richiesta buttata;

  • hai una stagionalità o una scadenza: un’apertura, un evento, una stagione turistica. La pubblicità a pagamento è l’unico canale che accende il rubinetto in ventiquattr’ore.

Quando è buttare soldi

Preferiamo dirlo prima, perché un cliente che spende male per sei mesi poi se ne va comunque, e a ragione.

  • Nessuno cerca quello che vendi. Se il tuo è un prodotto nuovo o un bisogno che le persone non sanno di avere, su Google non c’è nessuno da intercettare: quel lavoro lo fanno i social, dove la domanda si crea.

  • Il sito non è pronto. Portare traffico a pagamento su un sito lento, confuso o senza un modulo che funzioni è il modo più rapido di bruciare un budget. Prima si sistema la destinazione, poi si accende il rubinetto.

  • Il margine non regge. Prodotti a basso valore, senza riacquisto, in mercati affollati: il conto non torna quasi mai.

  • Non puoi misurare. Se non è possibile sapere quali richieste arrivano dalla pubblicità, stai decidendo a occhio. E le decisioni a occhio, sulla pubblicità, costano.

  • Cerchi notorietà, non richieste. Legittimo, ma allora gli obiettivi e gli strumenti sono altri, e va detto prima di partire.

Il tracciamento va impostato prima, non dopo

Misurare non vuol dire guardare i clic. Vuol dire sapere quante richieste sono arrivate, da quale ricerca, e quanto è costata ciascuna. Senza questo, ottimizzare è impossibile e si finisce a guardare grafici che salgono senza che il telefono suoni.

Va fatto rispettando il consenso dell’utente: senza consenso agli strumenti di misurazione i dati non si raccolgono, ed è giusto così. Si imposta il consenso in modo corretto e si lavora con quello che si ha, sapendo che una parte del quadro manca. Chi ti mostra numeri perfetti probabilmente non sta rispettando qualcosa.

Google o Meta?

Domanda frequente, risposta breve: rispondono a bisogni diversi e spesso convivono.

Google AdsMeta Ads
Cosa faIntercetta una domanda che esiste giàCrea una domanda che non c’era
QuandoLa persona sta cercando adessoLa persona sta scorrendo il telefono
Cosa conta di piùLe parole e la pagina di destinazioneLa creatività e il contenuto
Adatto aServizi urgenti, ricerche locali, prodotti notiProdotti visivi, novità, offerte, eventi
Costo per contattoDi solito più alto, ma più qualificatoDi solito più basso, più freddo

Su alcune nicchie vale la pena guardare anche Microsoft Ads, dove la concorrenza è minore e i clic costano meno.

Cosa comprende il nostro lavoro

Per chiarezza, visto che «gestione campagne» vuol dire tutto e niente: analisi delle ricerche nella tua zona con una stima realistica dei costi, impostazione della struttura e delle esclusioni, scrittura degli annunci, controllo che la pagina di destinazione regga, tracciamento delle conversioni rispettoso del consenso, e ogni mese un rendiconto con quanto è stato speso, quante richieste sono arrivate e quanto è costata ciascuna.

Il compenso per la gestione e il budget pubblicitario sono due voci separate: la seconda va interamente a Google o a Meta e non passa da noi. Se i numeri dicono che la campagna non conviene, te lo diciamo e la spegniamo: continuare a spendere per far vedere un grafico in crescita non è un servizio che offriamo.

Fonti

Parlaci del tuo progetto!

Illustrazione di un astronauta, mascotte grafica di Nyxia Illustrazione di un pianeta blu